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I disturbi sessuali femminili

In confronto agli uomini, che oggi hanno a diposizione numerosi trattamenti per risolvere le loro défaillances sessuali, le donne appaiono spesso in difetto. Presto, però, nuovi farmaci e nuovi ritrovati potrebbero aiutare le donne che non riescono a raggiungere l’orgasmo.

I disturbi sessuali femminili
© Getty Images

Sembra che i disturbi sessuali femminili colpiscano circa il 40% delle donne, ma sono di varia natura: mentre infatti il 30% delle donne lamenta un calo del desiderio, altre fanno fatica a raggiungere l’orgasmo o provano dolore durante i rapporti sessuali.  

Una risposta sessuale insufficiente nel 20 % delle donne

Un’altra variante del problema sessuale, più spesso incontrata durante la menopausa, consiste nella difficoltà di risposta ai messaggi sensoriali: è come se la voglia ci fosse ma il corpo non la assecondasse; il clitoride non si irrora di sangue come dovrebbe durante la fase di eccitazione sessuale, e la lubrificazione degli organi genitali resta troppo ridotta. Questa alterazione della risposta sessuale, che secondo studi americani recenti riguarda il 20% delle donne, rappresenta in un certo senso l’equivalente femminile dei disturbi dell’erezione maschili, ed è influenzata dall’età ma anche dal tipo di educazione ricevuta durante l’infanzia e dall’esistenza di eventuali episodi pregressi di malattie a trasmissione sessuale (MST) o abusi sessuali1.

Non esistono ancora trattamenti farmacologici disponibili…

Per il trattamento dei disturbi della stimolazione sessuale è stato provato ogni tipo di farmaco, senza che però finora si siano ottenuti risultati di rilievo. Sembra ad esempio che il Viagra (sildenafil), si sia rivelato deludente nel corso dei primi studi in cui è stato testato. Gli androgeni, invece, potrebbero avere un certo effetto, ma i medici esitano a prescriverli poiché essi danno a volte reazioni sgradevoli (crescita dei peli) e i rischi ad essi correlati nel lungo termine sono ancora poco noti. Tuttavia la prescrizione di un trattamento ormonale classico, basato sulla combinazione di estrogeni e progestinici, risulta interessante durante la menopausa, benché la sua azione sulla sessualità sia limitata, poiché questa terapia ormonale migliora l’elasticità della vagina e facilita quindi i rapporti nel caso di ridotta eccitazione. 

...ma i primi risultati sulle prostaglandine sembrano promettenti

Dati più recenti suggeriscono comunque che alcuni nuovi farmaci potrebbero accrescere la risposta sessuale femminile.  

Uno studio americano ha infatti messo in luce che l’utilizzo di compresse o di una soluzione vaginale a base di fentolamina, un farmaco beta-bloccante usato per i disturbi dell’erezione maschile, potrebbe esercitare un’azione positiva nelle donne in menopausa che assumono un trattamento ormonale2. Tuttavia questo prodotto non sembra agire sull’intensità della stimolazione sessuale nelle altre donne.

Potrebbero inoltre essere proposte anche alle donne delle applicazioni locali di prostaglandine, sostanze utilizzate per indurre l’erezione nei casi di impotenza maschile, perlomeno sulla base dei risultati di uno studio pubblicato nel maggio 2002 in occasione del Congresso degli urologi americani.    

Questo studio, condotto dal Dottor Marc Gittelman à Miami su 68 donne in menopausa, di età compresa tra i 40 e i 70 anni, ha in effetti mostrato che l’applicazione di una soluzione a base di alprostadil, una prostaglandina E1, a livello del clitoride o dell’ingresso della vagina, aumenta l’afflusso di sangue in corrispondenza della vulva e accresce la lubrificazione degli organi genitali. Le pazienti hanno inoltre riferito un miglioramento delle loro sensazioni sessuali (calore, sensazione di eccitazione) durante la proiezione di film erotici, ed alcune hanno avuto degli orgasmi spontanei.

Va inoltre ricordato un altro prodotto, il Vasofem, il cui principio attivo è un vasodilatatore. . Questo farmaco potrebbe essere sviluppato dall’azienda americana Zonagen per contrastare i disturbi sessuali femminili accrescendo la capacità erettile del clitoride. 

Un piccolo apparecchio per stimolare la risposta sessuale

Alcuni medici dell’Università dell'Arkansas hanno inoltre testato su 19 donne di età compresa tra i 28 e i 65 anni, 10 delle quali erano affette da un deficit della stimolazione sessuale, l’utilizzo di un piccolo strumento portatile (Eros-Clitoral Therapy Device), che posizionato a contatto con il clitoride provoca un vuoto d’aria. Le donne, comprese quelle che riferivano un calo della risposta sessuale, hanno riferito un’accentuazione delle loro sensazione sensoriali, un aumento della lubrificazione vaginale e una maggiore facilità a raggiunger l’orgasmo3. Questo apparecchio è ora disponibile sul mercato americano. 

Nuove prospettive anche per il trattamento dei disturbi del desiderio

I disturbi del desiderio sessuale femminile coinvolgono meccanismi diversi, anche cerebrali, e a causa della loro notevole diffusione rappresentano un mercato molto promettente per l’industria farmaceutica, che investe notevoli mezzi finanziari per mettere a punto farmaci efficaci.  

Ad esempio sono state avviate delle ricerche su donne affette da disfunzione sessuale con l'Uprima (apomorfina), un farmaco anch’esso utilizzato nei disturbi dell’erezione maschile.

Di recente, infine, alcuni ricercatori dell’Università Concordia de Montréal hanno messo a punto un farmaco, PT141, che assomiglia a un ormone prodotto nel cervello, l’ormone melanotropo. Questo prodotto, utilizzato sotto forma di spray nasale, ha indotto quasi istantaneamente le femmine del ratto a cercare un compagno per accoppiarsi, e i maschi sono risultati stimolati da 3 a 5 volte di più del solito. Si sta progettando di sperimentare il farmaco PT141 sulla donna, ma i suoi effetti sulla specie umana saranno spettacolari come quelli sui roditori?

Dott.ssa Corinne Tutin

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03/01/2013

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