Il voyeurismo
Un tempo il voyeur spiava le sue vittime e comprava videocassette hard, andava nei cinema a luce rosse e nei peep show. Ora il voyeurismo è gratis, alla portata di tutti, dagli innumerevoli siti porno al Grande Fratello in televisione. Il fenomeno è in aumento e affligge la vita reale dei deviati, sempre meno avvezzi ai rapporti sessuali.
© Thinkstock
“Il numero delle persone che prediligono il sesso osservato a quello praticato è certamente in aumento – spiega a Doctissimo Adriano Legacci, psicologo psicoterapeuta, esperto in sessuologia e direttore di Pagine Blu degli Psicoterapeuti (http://www.psicologi-psicoterapeuti.it) - Questo però non dipende dalla diffusione dei siti pornografici”. Sbagliamo quindi a pensare che la fuga dalle relazioni interpersonali, in favore di una sessualità virtuale, sia causata dal sempre più facile accesso alla pornografia. E' vero il contrario: “Il dilagare dell'offerta pornografica è piuttosto conseguenza di un aumento della domanda di tale materiale. E secondo lo psicologo la causa è un crescente timore dell'incontro personale, sia affettivo che erotico, con un altro essere umano”. E' un male che affligge specialmente le nuove generazioni, le cui prime scoperte sessuali avvengono sempre più spesso nel mondo virtuale.
Un'antica devianza sessuale
Il voyeurismo o scopofilia (dal greco antico, “la passione per il guardare”) è però una devianza sessuale che esiste dalla notte dei tempi, non di certo indotta dalle nuove tecnologie, ma da una psicologia che porta l'individuo a cercare il piacere in modo diverso, evitando il contatto fisico. E' noto che riguarda prevalentemente gli uomini, per i quali l'eccitazione sessuale passa prevalentemente attraverso il canale visivo, rispetto alle donne, che prediligono il contatto e il senso di vicinanza. Il voyeur infatti cerca l'eccitazione e la soddisfazione sessuale spiando, da luoghi sicuri e a loro insaputa, coppie che fanno l'amore o persone nude o intente a spogliarsi. La psicologia ci spiega che il guardone di solito ha difficoltà ad avere rapporti eterosessuali e limita per lo più la sua attività sessuale alla masturbazione.
Tra i due atteggiamenti principali - spiare persone nude nella propria intimità o osservare coppie durante l'atto sessuale - non esistono differenze psicologiche significative: “I due comportamenti possono convivere o alternarsi – osserva Legacci. La pratica clinica suggerisce una prevalenza di coloro che spiano coppie durante il rapporto sessuale. Esiste talvolta una collusione tra l'osservante e gli osservati che manifestano un impulso simmetrico rispetto alla scripofilia: l'impulso esibizionistico”. Discorso a parte merita il fenomeno del "dogging": tramite internet l'osservante (il voyeur) e gli osservati (gli esibizionisti) concordano le regole, i ruoli e i luoghi degli incontri.
Il voyeurismo nasce in tenera età proprio perché il bambino non ha rapporti con il sesso, vuole scoprire, spiare, indagare un mondo a lui sconosciuto. “Nel bambino le prime fondamentali curiosità riguardano proprio il corpo umano e il suo funzionamento, le modalità della nascita, la sessualità”: per il dott. Legacci si tratta quindi “di un impulso sano che si pone alla base dei desideri di conoscenza, esplorazione e apprendimento”. Poi subentra l'adolescenza e l'impulso scopofilico diventa parte di riti iniziatici ed esplorativi, spesso di gruppo: si esprime principalmente con l'osservazione di materiale sessuale o pornografico.
Il voyeurismo diventa un vero e proprio disturbo psicologico se persiste nell'età adulta: “A seconda della ricorrenza, della durata e dell'intensità – sottolinea Legacci - possiamo definirlo una parafilia (devianza sessuale). In particolare nei casi in cui diviene forma esclusiva o privilegiata di eccitamento e sostituisce integralmente ogni altro tipo di attività sessuale che implichi una relazione interpersonale”.
Buchi della serratura, cannocchiali, finestre, fessure: il voyeur non resiste alla tentazione e incorre spesso in pessime figure. Perché non riesce a fermarsi? La sua compulsione è quella della figura del perverso che, secondo Sigmund Freud, si difende dall'angoscia regredendo a forme di sessualità infantili. E proprio da eventi traumatici dell'infanzia, può derivare la tendenza al voyeurismo e al suo disturbo parallelo, l'esibizionismo. Lo psicanalista austriaco Otto Fenichel nel 1945 associava le tendenze voyeuristiche a un'ossessione verso una scena primaria infantile, nella quale il bambino ode o assiste a un rapporto sessuale tra i genitori. Questa precoce esperienza traumatica potrebbe stimolare l’angoscia di castrazione del bambino e portarlo poi, una volta adulto, a rimettere in atto la scena più e più volte nel tentativo di padroneggiare attivamente un trauma vissuto passivamente. Lo studioso identificò anche una componente aggressiva nel guardare, concettualizzandola come uno spostamento del desiderio di essere direttamente distruttivo verso le donne, al fine di evitare sentimenti di colpa. Si tratta cioè di un trionfo aggressivo nei confronti della donna di cui si viola l'intimità, ma in qualche modo vile, senza mostrarsi, per evitare di creare traumi ad altre persone.
Non c'è invece nessun nesso tra il voyeurismo dell'orrore, che trionfa ad esempio nella televisione italiana, e il voyeurismo sessuale. “Si tratta di due fenomeni non sovrapponibili – spiega Adriano Legacci - che hanno matrici psicologiche di diversa natura.” Ma in comune hanno la stessa funzione: entrambe le forme di voyeurismo fanno sì che l'individuo si sfoghi rispetto all'insorgenza di potenti tensioni psichiche che emergono dall'inconscio, tensioni connesse all'eccitazione o alla paura. “E poi, continua Legacci, c'è l'elemento simmetrico esibizionistico: “Anche ai voyeur della mostruosità possono corrispondere simmetricamente i mostri esibizionisti.”
Per saperne di più:


