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Perversioni, storie di angoscia e traumi infantili

Nel DSM, il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, quello delle parafilie è un elenco di stranezze di ogni tipo, alcune raccapriccianti, altre più comuni: si va dal travestismo al feticismo, dalla zoofilia alla necrofilia, passando per la coprolalia e l'urofilia. Non bisogna confondere le parafilie con le disfunzioni sessuali, che riguardano disturbi inerenti all'attività sessuale (impotenza, eiaculazione precoce, frigidità etc.): le perversioni, meglio dette deviazioni sessuali, vanno ben oltre la sessualità del soggetto.

Perversioni, angoscia e traumi
© Getty Images

Si tratta di disturbi mentali di ampio spettro la cui gravità varia a seconda dell'intensità e della natura della parafilia. Proprio a seconda del livello di gravità possiamo distinguere tra l'attrazione per la devianza, per cui la perversione occupa il solo spazio della fantasia, e la devianza vera e propria, ove questa viene messa in atto fisicamente. La linea di demarcazione è molto sottile: un soggetto viene considerato perverso quando queste fantasie, anche se non messe in atto, sono ricorrenti e invalidanti, creano cioè disagio alla persona tanto da portare a problematiche di tipo relazionale. Secondo l'edizione del DSM del 1987, la parafilia è di tre macro-tipologie, i cui elementi possono contaminarsi tra loro: c'è l'attrazione verso oggetti non umani, quella per la sofferenza o umiliazione propria o del proprio partner, infine quella per i bambini e più generalmente persone non consenzienti.  

Il primo a occuparsi della figura del “perverso” è stato Sigmund Freud nei suoi “Tre saggi sulla teoria sessuale” (1905). Per il padre della psicanalisi il perverso è l'opposto del nevrotico, perché “mette in atto impulsi che il nevrotico rimuove”. Di fronte allo stress e all'angoscia, mentre il nevrotico “adotta manovre basate sullo spostamento e sulla conversione delle emozioni in un altro settore della sua vita”, il perverso si difende “regredendo a forme di sessualità infantili”.

Proprio la sessualità infantile e ancor più le esperienze sessuali dell'infanzia, per lo più traumatiche, sono alla base delle parafilie degli adulti. Secondo lo psicologo Roberto Vincenzi, docente presso la Scuola di Psicoterapia Istituzionale di Genova, quando viene messa in atto una perversione si placano “le ansie e la disperazione del vivere” dando all'individuo “l'impressione di poter sopravvivere superando i traumi vissuti durante l'infanzia”. Si cerca quindi di dominare i traumi subiti replicandoli o infliggendoli ad altre persone, come nel caso della pedofilia.

La perversione è un chiodo fisso e si ripete in continuazione, non è mai occasionale: anche se non soddisfatta a livello comportamentale, la perversione è fondamentale per l'immaginario dell'individuo, che senza quella fantasia non può eccitarsi, qualunque sia il suo partner.  La psicanalista americana Louise J.Kaplan la definisce “un'attrazione irresistibile verso un comportamento sessuale anomalo o bizzarro”. Questo comportamento è un “gesto coatto, imperativo, ripetitivo, stereotipato”. Per tratteggiare in maniera ancora più netta il profilo del perverso, è prezioso ricordare il lavoro di  Giovanni Jervis, che è stato uno dei più grandi psichiatri italiani. Nella sua definizione di perversione sessuale, ha evidenziato ulteriori aspetti di questi comportamenti, che elenchiamo di seguito:

  • Il soggetto ha da sempre difficoltà a trattenersi dal soddisfare i propri impulsi
  • Ha costanti difficoltà a valutare la discrepanza dei propri atti rispetto alle norme dominanti e, insieme, ha difficoltà a valutare le conseguenze di questi atti
  • Procura con questi atti imprevisti seri danni (anche psicologici) a sé stesso e/o significative sofferenze ad altre persone
  • E' di intelligenza normale e non presenta chiari disturbi nevrotici, né reali disturbi psicotici
  • Tende a reiterare stabilmente forme di comportamento disapprovate dalla mentalità dominante.

Infine, il perverso non riesce a dominare i suoi comportamenti perché non dà giudizi di tipo morale-etico. Si rende conto che fa qualcosa di costrittivo, di cui non può fare a meno,  ma non lo considera sbagliato. Nell'ambito delle perversioni c'è il gusto dell'esibizionismo e molto spesso i perversi amano raccontare agli altri le proprie performance, come per affrontare una vera e propria sfida sociale: non si vergognano quindi della propria perversione e non la vivono in modo segreto, anzi si incontrano sempre di più. In questo senso la diffusione di Internet ha dato vita a delle vere e proprie reti e ha reso più pericolosi coloro che fanno parte delle associazioni illegali di pedofili.

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12/01/2011

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