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Quando a usare violenza è il partner: lo stupro coniugale

Da non confondere con una forma di devianza sessuale, lo stupro all’interno di una coppia di coniugi (o fidanzati) va considerato come un atto di dominazione e di distruzione del partner, in genere la moglie. La legislazione italiana come considera questo gesto? È un reato a tutti gli effetti? Approfondisci l’argomento con Doctissimo.

Lo stupro coniugale
© Getty Images

Cosa dice la legge sullo stupro?

“Chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, costringe taluno a compiere o subire atti sessuali è punito con la reclusione da cinque a dieci anni”. Così cita l’articolo 609 bis del nostro Codice Penale, includendo non solo il concetto di congiunzione carnale non consensuale ma tutti quei casi in cui la vittima è costretta a subire o compiere atti sessuali di diversa natura. Il crimine è aggravato da condizioni di inferiorità psichica o fisica della vittima, i casi in cui essa viene tratta in inganno (sostituendosi ad esempio ad un’altra persona, come un pubblico ufficiale) e se ha meno di 14 anni (nel caso in cui l’altro/a sia maggiorenne), se è sotto effetto di alcool o droghe oppure è in una condizione di limitazione della propria libertà personale. Un gran passo avanti se si pensa che fino al 1996 i reati a sfondo sessuale venivano classificati come delitti contro la moralità pubblica e il buon costume: oggi sono considerati dal nostro ordinamento come delitti contro la libertà individuale e contro la persona, delineandone giuridicamente la natura ben più grave per la dignità della vittima, limitata nella sua libertà di vivere la sessualità in maniera serena e consapevole. 

Alcune statistiche sulle violenze sessuali

In Francia 75 mila donne ogni anno sono vittima di violenza sessuale compiuta da una persona che conoscono o con la quale intrattengono rapporti professionali e di amicizia. In Italia il 40% degli stupri complessivi viene commesso da partner, mariti e conviventi, anche quando si è messo fine alla relazione od al matrimonio. Il concetto di contesto familiare viene mal associato a quello di violenza sessuale, nonostante a livello pratico non esista una distinzione di luogo in cui il reato viene commesso.

La violenza sessuale coniugale

Gli Stati Uniti insegnano: la violenza sessuale nei confronti del coniuge è reato dal 1975 nel Sud Dakota (anno in cui in Italia entrò in vigore la legge che consentiva il divorzio) e nel 1993 lo divenne in tutti e cinquanta gli stati.

Il concetto di stupro all’interno del contesto coniugale è piuttosto recente in Italia e si scontra spesso col cosiddetto adempimento dei doveri coniugali, presente negli ordinamenti di molti paesi. Da noi si somma al concetto retrogrado, ma ancora radicato, di avere il diritto all’amplesso perché sposati, indipendentemente dalla volontà o meno del partner. Ciò viene confuso con atti di maltrattamento e non è stato spesso considerato violenza sessuale vera e propria. Fortunatamente, una sentenza della Corte di Cassazione (Cass. Pen. III sent. n. 14789, 26 marzo 2004) ha confermato che i reati di violenza e di costrizione all’atto sessuale sono condannabili anche se avvengono all’interno del contesto coniugale: “La qualità di coniuge è del tutto sterile ai fini dell’apprezzamento della condotta vietata. Non esiste una quantità di violenza sessuale tollerabile fra coniugi e non pure fra estranei”. Ogni tipo di violenza e costrizione all’amplesso sono quindi perseguibili per legge, senza distinzione nella natura del rapporto che lega le due parti. La questione dell’adempimento dei doveri matrimoniali corre il rischio di restare un appiglio cui aggrapparsi per aggirare il reato: in realtà la legge, qualora il partner si rifiuti di congiungersi sessualmente, tutela il soggetto consentendogli di chiedere solo ed esclusivamente la separazione giudiziale. Il reato di stupro, all’interno o meno del contesto coniugale, può essere ascritto altresì ai cosiddetti reati di genere, commessi cioè nei confronti di un genere diverso (donne o bambine) e sono considerati una violazione dei diritti umani.

Sarebbe auspicabile, nonostante si siano fatti molti passi avanti in materia, che il contesto coniugale diventi un’aggravante per la pena inflitta al soggetto che commette il crimine di violenza sessuale; essere stuprati e maltrattati dal proprio coniuge (moglie o marito che sia) può avere delle conseguenze psico-fisiche più gravi rispetto allo stesso reato commesso da un estraneo. I due coniugi vivono insieme e hanno dei figli, elementi questi che incidono pesantemente sulla personalità dell’individuo soggetto a violenza.

Come farsi aiutare in caso di stupro?

Purtroppo molte persone che subiscono stupri o reati a fondo sessuale non denunciano il fatto alle autorità (lo fa solo una su dieci) ancor più se a commetterlo è il partner, da cui si allontanano difficilmente, trovando spesso delle giustificazioni a questi comportamenti sbagliati. Sono nati molti centri anti-violenza, di cui è giusto diffondere l’esistenza: www.centriantiviolenza.eu è il sito che racchiude i link di numerose strutture specializzate sul territorio nazionale e che si rivolgono soprattutto alle donne, in percentuale più colpite dal fenomeno. La Presidenza del Consiglio dei Ministri, in particolare il Dipartimento per le Pari Opportunità, ha attivato un portale che va in soccorso alle vittime di violenza, www.antiviolenzadonna.it, cui fa capo anche un numero di telefono, il 1522.

Molte vittime cercano di continuare a condurre una vita “normale” e le più sbalorditive sono quelle che gestiscono tranquillamente casa/figli/famiglia come se niente fosse. È opportuno augurarsi che queste facciano invece sentire la propria voce e che denuncino l’accaduto: dare una svolta alla propria vita è importante per ricominciare ad amare ed essere amati in modo sano e consapevole, senza costrizioni né dolore, perché i sentimenti si conquistano con il tempo e con il rispetto, sicuramente non attraverso intimidazioni, percosse o giochi di potere psicologici di sottomissione.

La tutela della dignità umana è un elemento importante per ogni giurisdizione e per ogni società: impariamo a lottare per difenderla.

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29/08/2011

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