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Le diverse generazioni di pillole

Partito Oltralpe, l’allarme sul rischio trombosi legato ai contraccettivi estroprogestinici di terza e quarta generazione si è diffuso anche in Italia. Ma cosa è cambiato nei loro quasi 60 anni di storia? C’è davvero da preoccuparsi?

Le diverse generazioni di pillole
© Getty Images

Pillola: ieri, oggi… e domani?

Era il lontano 1955 quando la prima pillola estroprogestinica è comparsa sul mercato. Da allora di cose ne sono cambiate parecchie, a livello sociale, così come farmacologico. Molecole utilizzate, dosaggi, tipo di associazione di estrogeno e progestinico si sono evoluti considerevolmente negli anni dando vita alle cosiddette pillole di seconda, terza e quarta generazione (e non lasciatevi ingannare dal nome, anche questi ultimi sono farmaci ormai in commercio già dagli anni ’90). L’obiettivo perseguito, passo dopo passo, è stato quello di mantenerne – se non migliorarne – l’effetto anticoncezionale e gli altri benefici per la salute della donna, abbassandone allo stesso tempo la componente estrogenica, per ridurne gli effetti collaterali. Com’è allora che, ormai da qualche mese, è partito dalla Francia (per diffondersi velocemente) un grido d’allarme proprio sui rischi legati all’assunzione delle formulazioni di ultima generazione?

Le polemiche sulla pillola: non solo in Francia

Il tutto ha preso il via dalla denuncia sporta dalla 25enne Marion Larat, disabile al 65%in seguito a un ictus che l’ha colpita quando aveva appena 18 anni. L’ipotesi, sostenuta da alcuni medici, è che la possibile causa del malore sia stata la pillola di terza generazione che la ragazza allora prendeva da pochi mesi. Da qui la decisione di procedere legalmente contro la Bayer, colosso farmaceutico tedesco produttore del farmaco. Ma il caso di Marion non è l’unico. Negli Stati Uniti le cause simili in corso sono più di 10 mila e chiamano sul banco degli imputati anche cosiddette pillole di quarta generazione. Denunce sono state presentate anche in Canada, Germania, Svizzera e Australia. E da Treviso sta partendo anche la prima class action italiana.

Pillola anticoncezionale: le molecole sotto accusa

Nell’occhio del ciclone non c’è quindi la pillola estroprogestinica in generale, ma solo quelle di terza e quarta generazione, contenenti “nuovi” progestinici sintetici come gestodene, desogestrel e drospirenone. Studi clinici avrebbero infatti dimostrato che, rispetto alle formulazioni precedenti, questi contraccettivi indurrebbero un rischio di trombosi (cioè di formazione di coaguli di sangue in grado di ostacolarne il flusso) raddoppiato. Più precisamente, se per le pillole di seconda generazione si calcola un rischio di 2-3 casi su 10 mila per ogni anno, per le più recenti la letteratura parla di 4-6 casi su 10 mila. Da qui la decisione del ministro della Sanità francese di non far rimborsare più dalla previdenza sociale questo tipo di contraccettivi a partire dal 31 marzo – per scoraggiarne la prescrizione – e l’invito all’Europa a modificare in senso restrittivo la regolamentazione della loro prescrizione.

Quali sono i rischi della pillola?

L’Ema, agenzia europea del farmaco, ha effettivamente avviato una procedura di revisione su questi farmaci, per valutare l’eventuale necessità di cambiamenti nelle loro autorizzazioni d’uso, ma ha anche abbassato di molto i toni. In sostanza, ha sottolineato come si sappia ormai da tempo che l’uso di contraccettivi combinati (ossia contenenti una combinazione di estrogeno e progesterone) comporta un rischio di formazione di coaguli di sangue, variabile in base alla composizione del contraccettivo, ma che si tratta comunque di un rischio molto basso. Anche con le pillole di ultima generazione. Basti pensare che nelle donne in gravidanza il rischio è decisamente più alto, sale a 40-50 casi su 10 mila donne incinta, e raggiunge addirittura i 150-200 casi nei 40 giorni dopo il parto. Insomma, in condizioni naturali, senza bisogno di chiamare in causa la pillola, il rischio trombosi varia molto a seconda della fase di vita della donna. In più, non sempre la formazione di un coagulo ha conseguenze gravi come quelle che hanno colpito la giovane donna francese.

La pillola giusta la sceglie il medico

In conclusione, ci sono dei rischi, così come innegabili vantaggi, compresa la rilevante diminuzione del rischio di tumore all’ovaio e all’endometrio. Quello che bisogna sempre ricordare è che la pillola è un farmaco a tutti gli effetti. Per di più, un farmaco venduto solo su prescrizione medica. La ragione è molto semplice. Innanzitutto ne esistono diversi tipi, più o meno indicati a seconda delle situazioni. In secondo luogo, non tutte le donne dovrebbero prenderla. Sovrappeso, fumo, problemi cardiovascolari, sindromi metaboliche, emicrania con aura e storia famigliare o personale di trombosi sono tutte controindicazioni all’assunzione di questo contraccettivo. Non a caso, si è poi scoperto, Marion Larat è affetta da un’anomalia genetica: è portatrice del fattore V di Leiden, che aumenterebbe il rischio di trombosi venosa. Insomma, se una campagna va lanciata è questa: informatevi su rischi e controindicazioni, così come dovreste fare con tutti i farmaci.

Cecilia Lulli

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07/03/2013

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