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Preservativo rotto: e adesso cosa faccio?

Quando si rompe il profilattico durante un rapporto sessuale generalmente compare la paura, che sia per un’eventuale gravidanza indesiderata o per una malattia sessualmente trasmissibile (MST). Radia Djebbar, coordinatrice scientifica di SIF1, ci spiega come agire se abbiamo rotto il preservativo.

Cosa fare quando si rompe il preservativo?
© Getty Images

La rottura di un preservativo è una cosa che può capitare a tutti. Una situazione che ci precipita nel terrore di una gravidanza indesiderata o di una malattia sessualmente trasmissibile (MST). SIF viene consultato spesso da persone che si chiedono come reagire a questo tipo di incidente1. Infatti, preservativo rotto uguale rischio. “Il rischio dipende da alcuni elementi, spiega Radia Djebbar. Non sarà identico a seconda della rottura più o meno estesa del profilattico, dell’eiaculazione oppure no dell’uomo, ecc... Inoltre, i rischi sono ancora più alti in caso di rapporto anale”. Anche il tipo di partner conta: “Le persone che hanno svariati partner sessuali, chi fa uso di stupefacenti, oppure le prostitute rientrano nelle categorie considerate a rischio”, precisa l’esperta. Ecco perché conoscere le abitudini sessuali e lo stile di vita del partner è importante.

Leggi anche: Come mettere bene un preservativo?

Cosa fare quando si rompe il preservativo

PARLARE

Che sia un partner recente o occasionale o una prostituta, è importante saperne di più su di lei/lui per conoscere i rischi di contagio. “ Sapere quali sono le abitudini del partner è la prima cosa da fare, avverte Radia Djebbar. E chiedere semplicementeSei malato/a? non basta. Bisogna chiedere al partner se ha già fatto delle analisi e a quando risalgono, ma anche se ha avuto comportamenti a rischio (prostituzione, droga, rapporti non protetti...)”. Sono domande che possono essere difficili da rivolgere ma indispensabili per sapere come procedere.

Sono sieropositivo

Sei sieropositivo/a e non l’hai detto al partner? Se non desideri metterlo al corrente, devi comunque incoraggiarlo ad andare al pronto soccorso per richiedere una profilassi preventiva. E spingilo a fare dei test.

LAVARSI… SENZA ESAGERARE

La prima reazione spontanea sarebbe quella di pulirsi per evitare il contagio. Attenzione, questo gesto potrebbe essere controproducente. Infatti, spiega Radia Djebbar, "lavandosi, strofinando le mucose rischiamo di ferirle, il che aumenta le probabilità di contagio". Meglio sciacquarsi semplicemente con acqua senza strofinare.

ANDARE AL PRONTO SOCCORSO

Se hai anche solo il minimo dubbio, non correre rischi: vai al pronto soccorso. Verrai sottoposto immediatamente a un test che ti permetterà di sapere se fossi portatore del virus in precedenza (ma non se sei stato contagiato durante quest’ultimo rapporto). La procedura varierà a seconda del risultato.

PER L’HIV

Per eliminare il virus dell’HIV dall’organismo, esiste una profilassi post-esposizione che viene eseguita al pronto soccorso. Si tratta di una triterapia, identica a quella somministrata alle persone sieropositive1, da prendere per 5-7 giorni. “Nel corso di questo periodo di cura, verrà fissato un appuntamento con uno specialista per fare il punto sul livello di rischio corso. La terapia verrà quindi prolungata per 3 settimane.” Alla fine di queste 4 settimane, verrà effettuato poi un nuovo test di depistaggio dell’HIV, e di nuovo dopo 3 mesi. “È solo dopo quest’ultimo test che si potrà sapere con certezza se la persona è stata contagiata o meno”, assicura la coordinatrice scientifica di SIF.

Attenzione, questa profilassi viene prescritta solo entro 48 ore dal rapporto a rischio. “Prima viene somministrata la terapia, meglio funziona. L’ideale sarebbe non oltrepassare le 4 ore dal rapporto”. Passate 48 ore, è troppo tardi. Solo i test potranno essere effettuati, uno immediatamente al pronto soccorso, uno 15 giorni dopo, uno un mese dopo e l’ultimo 6 settimane dopo il rapporto. In questo caso l’attesa è inferiore perché con la terapia “c’è il rischio che i medicinali ritardino la comparsa del virus nell’organismo”, spiega l’esperta.  

La profilassi post-esposizione è valida solo per l’HIV. La procedura è diversa per altre malattie, quali l’epatite B o C.

PER L’EPATITE B E ALTRE MST

Se il profilattico si è rotto durante una penetrazione vaginale, alla paziente verrà chiesto se è stata vaccinata contro l’epatite B. Se la risposta è sì, allora è protetta. Nel caso contrario, il vaccino può essere somministrato fino a una settimana dopo il rapporto. Bisognerà inoltre tenere sotto controllo i rischi di sifilide, gonorrea e clamidia

Invece se è stata effettuata una penetrazione anale, bisognerà verificare la presenza dell’Epatite C. “È una malattia che si trasmette attraverso il sangue e durante i rapporti anali e/o brutali possono crearsi delle lesioni. Ma per questo rischio, non esiste né vaccino, né profilassi post-esposizione”.

Preservativo rotto: cosa fare contro i rischi di gravidanza indesiderata?

Quando si rompe il preservativo, se non è presente nessun’altra contraccezione il rischio di gravidanza è presente. In questo caso, basta andare in farmacia per procurarsi la pillola del giorno dopo. Attenzione, qualunque sia la pillola scelta, prima viene presa, maggiori sono le probabilità che funzioni correttamente. Chiedi consiglio al medico o in farmacia.

Quando si rompe il profilattico, esistono delle soluzioni per limitare i rischi di contagio da MST o l’insorgere di una gravidanza indesiderata. Bisogna reagire il più velocemente possibile.

Leggi anche: Tutta la verità sulla pillola del giorno dopo

Jessica Xavier

Fonti:

Ringraziamo Radia Djebbar, coordinatrice scientifica AIDS Info Service (Sida Info Service, n.d.T).

1- Fonte: Sida Info Service, associazione per l’informazione sull’AIDS e l’HIV

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11/08/2015

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