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L'omosessualità è una scelta?

L'omosessualità è una variante dell'orientamento sessuale? È una scelta? Psichiatra e antropologo, Philippe Brenot affronta i temi complessi che riguardano l'omosessualità in un particolare contesto.

L'omosessualità è una scelta?
© Getty Images

Da qualche tempo l'omosessualità sembra essere nuovamente oggetto di una messa in discussione profonda, come lo ha dimostrato la manifestazione di protesta contro il progetto di legge sul "Matrimonio per tutti" svoltasi nell'agosto 2012 in Francia. Mentre nell'Esagono l'accettazione dell'omosessualità sembrava sulla buona strada, pare che la tendenza si stia invertendo. Contemporaneamente agli Stati Uniti, fanno la comparsa le cosiddette terapie "riparatrici" finalizzate a "orientare nuovamente" alcuni uomini verso l'eterosessualità. Diversi paesi considerano ancora l'omosessualità un crimine. Nel giugno 2013, a Dakar, Barack Obama dichiarava che "tutti dovrebbero godere degli stessi diritti, indipendentemente da razza, religione, genere, orientamento sessuale" in un paese in cui l'omosessualità può essere punita con una lunga detenzione e il pagamento di una multa salata.

"Ancora oggi l'eterosessualità rimane la norma. Ma questo significa ignorare l'eccezionale complessità insita nella sessualità", dichiara lo psichiatra Philippe Brenot. Doctissimo ti propone le sue spiegazioni sull'omosessualità e i dibattiti particolarmente accesi che animano la questione.

L'omosessualità è una scelta?

"Il fatto di considerare l'omosessualità come una scelta comporta la possibilità di modificarla per tornare a una sessualità considerata normale", afferma lo psichiatra Philippe Brenot. Peraltro, è proprio in questo modo che viene presentata dalla psicanalisi. All'inizio del XX secolo l'omosessualità, che era già oggetto di dibattiti molto accesi, appariva agli occhi di Freud come una deviazione (perversione) dell'istinto sessuale cosiddetto "normale", ovvero il coito eterosessuale fecondante. Per Freud non si tratta di una vera e propria patologia, quanto piuttosto di una fissazione infantile "causata da un determinato arresto dello sviluppo sessuale". Resta sottinteso che se la persona non scelto la normalità sessuale, è ancora in tempo per farlo.

Anche un'altra teoria sostiene questa versione della scelta, basandosi sulla teoria del "genere". Philippe Brenot è più preciso in merito: "La sessualità sarebbe socialmente costruita, a prescindere da qualsiasi altra influenza, con questo presupposto: se è costruita, è quindi possibile decostruirla". Tra le fila della corrente di "destra", la filosofa americana Judith Butler ("Fare e disfare il genere" pubblicato da Mimesis nella collana LGBT. Studi sull'identità di genere e sull'orientamento sessuale) conclude affermando che "qualunque individuo è libero di scegliere la propria identità, il proprio orientamento". Tuttavia, l'esperto tende a precisare che "questa teoria non corrisponde né alla conoscenza né all'osservazione che abbiamo oggi della complessità della sessualità e dei diversi fattori che concorrono alla sua determinazione".

Omosessualità: nessuna causa stabilita

Durante i colloqui con i pazienti, emerge un dato oggettivo. "Sono molte le persone che avrebbero preferito essere etero. A loro dire "sarebbe stato più semplice". Discorsi che inducono lo specialista a rimettere in discussione alcuni luoghi comuni. "Questo orientamento sessuale non è frutto di una scelta. Ciò che appare evidente agli omosessuali lo è anche agli eterosessuali".

Esistono quindi dei fattori determinanti? Tradizionalmente, e secondo la teoria psicanalitica, un eccessivo attaccamento alla madre e l'assenza del padre potrebbero costituire un fattore determinante. Diversa è l'opinione di Mireille Bonierbale, presidente dell'Associazione interdisciplinare postuniversitaria di sessuologia, la quale sottolinea che se il "38% degli omosessuali appartiene a un tale nucleo familiare, lo stesso accade anche per il 32% degli eterosessuali".

Dal punto di vista delle neuroscienze, è possibile citare lo studio degno di nota ma non esente da critiche di Simon le Vay, specializzato in orientamento sessuale. Nel 1994, lo studioso mostra una differenza morfologica del nucleo dell'area preottica in 25 omosessuali e transessuali. "È un percorso di ricerca che dovrebbe essere confermato", commenta Philippe Brenot. Entrano in gioco anche altri fattori sia sul piano ormonale che biologico; tuttavia, a oggi non si è giunti a una conclusione definitiva sull'argomento.

Omosessualità repressa: la difficoltà di accettarsi

Non è affatto scontato accettarsi quando la normalità pesa su di sé come un macigno. "Alcune personalità vivono un conflitto interiore importante con il loro orientamento sessuale omosessuale", spiega Philippe Brenot. È un'omosessualità definita "egodistonica", ovvero in disaccordo con l'"io". Tali conflitti, più o meno intensi, sono causati da un ambiente esterno ostile, sia sul piano sociale o semplicemente genitoriale, associato ai riferimenti infantili. In alcuni casi, la richiesta che i pazienti manifestano durante la seduta può arrivare addirittura al cambiamento di orientamento sessuale.

"Se accettarsi è troppo difficile, bisogna farsi aiutare", ribadisce Philippe Brenot. Poterne parlare con uno specialista consente infine di trovare un ascolto benevolo e privo di giudizio che va a rafforzare un assetto narcisistico di base fragile. È un inizio per poter parlare di sé anche ad altre persone. Accettarsi è quindi una tappa fondamentale per affrontare in seguito il mondo esterno.

La conclusione dell'esperto: "Al di là del coito eterosessuale comunemente ridotto alla funzione fecondativa, sarebbe opportuno capire cos'è l'orientamento sessuale. A prescindere da ciò che è, merita innanzitutto di essere compreso e non solo accettato". Comprensione che, secondo lo specialista, potrebbe essere affrontata già a scuola, una tappa forse indispensabile per un'evoluzione dei modi di pensare sull'argomento.

 

Catherine Maillard

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06/07/2015

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