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Il punto G esiste veramente?

Riviste di donne, pubblicazioni mediche: il punto G fa un gran parlare. Questa zona di indubbia sensualità della vagina appartiene al mito o alla realtà? In un sondaggio realizzato da Doctissimo, con l’aiuto dei suoi internauti, il 65 % delle persone intervistate afferma di non aver trovato il proprio punto G o quello del partner. Malgrado ciò, oggi sono tanti i ricercatori che ne sostengono l’ effettiva esistenza.

Il punto G esiste veramente?
© Getty Images

E’ nel 1950 che Ernest Gräfenberg (1) descrive questa zona erogena. Nota che alcune donne presentano una parte estremamente sensibile sulla faccia anteriore della vagina. La stimolazione provoca non solo eccitazione sessuale e piacere, ma anche un certo rigonfiamento di questa zona. Inoltre, Gräfenberg scopre che il liquido espulso dall’uretra al momento dell’orgasmo non è urina. Malgrado ciò, per tanto tempo negli USA, le donne continuarono a essere operate per incontinenza urinaria, a causa di tali  perdite al momento dell’orgasmo!

Una scoperta non presa in considerazione

In quel periodo e fino agli anni ’80,  l’insensibilità erotica della vagina restò la credenza più diffusa, e il clitoride veniva considerato il solo responsabile del piacere. I primi grandi studi sulla sessualità umana (il rapporto Kinsey e i lavori di Masters e Johnson) arrivarono a questa conclusione. Fu così che la pubblicazione dei lavori di Gräfenberg finì nell’oblio... Bisognò aspettare che tanti studiosi s’interessassero alla sensibilità erotica vaginale per tirar fuori dal cassetto le sue ricerche. Perry, Whipple e i loro collaboratori riscontrarono in molte donne il fenomeno descritto dal Dottor Gräfenberg. Dando poi questo nome pieno di mistero alla famosa zona. Secondo altri studiosi (Hoch, Alzate) è la superficie anteriore della vagina nel suo insieme che potrebbe essere la fonte di queste piacevoli sensazioni (2).

Perché questa verità è spesso messa in discussione?

Poche pubblicazioni avvalorano queste tesi. Per convalidarle, servirebbero studi accurati e protocolli sperimentali; ma la sessualità umana è ancora, purtroppo, poco studiata. Ecco che allora, a partire da nozioni che non hanno nulla di scientifico, ognuno sceglie da che parte stare: a favore o contro il punto G!
Bisogna ammettere che prima ancora di godere di uno statuto scientifico, questo punto sembra abbia occupato un posto mitico: quello di zona-grilletto capace di provocare effetti fantastici  e dare ninfomanie. "Trova il punto G e tua moglie, che fino ad oggi non ha condiviso il tuo stesso entusiasmo a letto, diventerà insaziabile!...". Questo punto G non esiste! Devono ancora scoprirlo!
D’altra parte, una certa corrente di pensiero femminista ha visto con gran diffidenza questo ritorno in scena del piacere vaginale. Manovra di uomini che volevano vedere la loro donna godere quanto loro delle stesse pratiche (il coito)? Ritorno di una gerarchia tra piacere clitorideo, giudicato minore, e piacere vaginale maggiore e riservato alle « vere donne »? E poi, ci sono quelli o quelle che non lo trovano… Ma vi è una prova della sua esistenza?

Delle ricerche, nonostante tutto

Una ricerca, pubblicata nel 1990, indagava la relazione tra l’eiaculazione femminile, la percezione del punto G e l’eccitazione sessuale (3). Gli autori avevano scelto di interrogare delle esperte sanitarie donne, le loro conoscenze anatomiche erano migliori, dato i loro percorsi di studio. Sui 1289 questionari utilizzati, (ricevuto da 2350 canadesi e americane) il 66 % rispose di sentire una zona particolare, molto sensibilie, nella vagina che, se stimolata, provocava loro sensazioni di piacere. In questo studio, le donne che dichiaravano di sentire il punto G, ammettevano più frequentemente delle altre di avere avuto un’eiaculazione ed erano anche più soddisfatte della loro sessualità.
Un altro studio sul punto G ha dimostrato che la sua stimolazione provoca un aumento della soglia di percezione del dolore. Gli autori di questa ricerca pensano che il punto G, per il suo effetto analgesico, sia importante al momento del concepimento (4).
Anche dei francesi hanno pubblicato ricerche a proposito (5). Per loro, il punto G è da collegare allo sfintere uretrale. L’esame clinico ed ecografico delle donne, così come gli esami anatomici, li portano a concludere che la sensibilità vaginale si integri in uno stesso insieme anatomico, formato da uretra, clitoride e vulva.

E’ forse la soluzione che potrà metter tutti quanti d’accordo!


Dr Agnès Mocquard

1 - Grafenberg E. 1950, The role of the urethra in female orgasme,
    The International Journal of Sexology , n° 3, p.145-148.
2 - Alzate H. 1987 Erogénéité du vagin et orgasme féminin : analyse actuelle
    de la question, Contraception-Fertilité-Sexualité, vol 15, n° 4, p.421-430
3 - Darling, C. A., Davidson J. K. and Conway-Welch C.,1990, Female
    ejaculation : perceived origins, the Gräfenberg spot/area, and sexual
    responsiveness, Archives of sexual behavior, vol. 19, n°1, p. 29-47
4 - Whipple B., Komisaruk B. R., 1988, Analgesia produced in women by
    genital self-stimulation. Journal of Sex Research, n° 24, p. 130-140
5 - Lenck L. Ch., Vanneuville G., 1992, Sphincter urétral (point G).
     Corrélations anatomo-cliniques. Revue Française de Gynéco-obstétrique,
     Vol 87, n° 2, p. 65-69

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23/06/2010

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