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La prostituzione maschile

Pochi sanno che la prostituzione non è un fenomeno riservato solo al genere femminile: sono molti i ragazzi e gli uomini che vendono il loro corpo in cambio di denaro. Un fenomeno sempre più diffuso ma di cui si conosce ancora poco. Approfondisci l’argomento con Doctissimo.

Il fenomeno della prostituzione maschile
© Getty Images

La prostituzione maschile: gli escort e gli accompagnatori

Si è sentito spesso parlare del fenomeno delle escort, accompagnatrici pagate per allietare le serate di ricchi personaggi dell’alta finanza o politici, i quali pretendono altresì donne colte e raffinate da mostrare anche nelle occasioni ufficiali. Tale abitudine non è diffusa solo in Italia ma investe anche il resto del mondo, facendo lo stesso scalpore che fa nel Bel Paese. Ma cosa succede quando a volere compagnia sono le donne? In passato erano molte le signore che intrattenevano rapporti non occasionali con i cosiddetti gigolò (dal francese “ballerino”) ai quali offrivano doni, case e denaro in cambio di un rapporto affettivo: queste relazioni potevano durare anche anni ed erano piuttosto comuni. Oggi però si assiste ad un’evoluzione di questo fenomeno, visto il dilagare dei rapporti occasionali tra donne facoltose e uomini “di compagnia”. Superata la soglia dei trent’anni, le donne single (vedove, separate o che semplicemente che non si sono mai sposate) preferiscono spesso avvalersi di uomini prestanti e affascinanti per uscire, pagando loro cene, aperitivi e serate secondo un tariffario piuttosto caro. Il prezzo per i momenti di “intimità” sale vorticosamente, arrivando anche a più di cinquecento euro a singola prestazione (più alta la tariffa per l’intera notte o il week end). La prostituzione eterosessuale maschile è un evento recente, esploso negli anni Novanta, periodo in cui si sono iniziati a rivedere i ruoli sociali di entrambi i generi. Oggi “prendere a noleggio” un accompagnatore è diventato comune, veloce e alla portata di tutte quelle persone che vogliono togliersi la curiosità o il capriccio di passare una serata e una notte diversa dal comune. I dati parlano chiaro: le donne imprenditrici e manager d’azienda comprese tra i trenta e i quarant’anni sono quelle che si avvalgono di più degli accompagnatori a pagamento, percentuale che scende se si parla di casalinghe e impiegate (probabilmente a causa dei prezzi proibitivi di tali prestazioni). Questo trend dimostra quello che è stato studiato da molti sociologi e psicologi negli ultimi anni: più la donna ricopre ruoli di potere tipici del genere maschile, più il suo comportamento tende a virare verso quello assunto dai suoi colleghi uomini, per i quali escort e accompagnatrici sono un’abitudine vecchia di secoli.

Differenze di genere nella prostituzione

La prostituzione eterosessuale maschile non è nei fatti diversa da quella femminile da un punto di vista concettuale ma il giudizio sociale risulta essere molto diverso se si parla di una prostituta donna o di un uomo che fa lo stesso lavoro. Se è lui a vendere il suo corpo viene quasi sempre giudicato con comprensione e sicuramente con molta più tolleranza rispetto ad una collega del sesso opposto. Anche le famiglie dei rispettivi soggetti sono più portati ad accettare un figlio maschio che si prostituisce rispetto ad una figlia femmina che lo fa, probabilmente perché tale mestiere viene considerato come lo sfogo di una virilità dirompente, vista di buon occhio da parenti o amici, mentre non è lo stesso se è una donna a voler appagare il suo desiderio sessuale.

La differenza più importante emerge quando si parla di vera e propria prostituzione: le donne corrono molti più rischi perché esposte a violenze sia fisiche che psicologiche, mentre se un uomo offre i suoi servizi è generalmente lui che conduce i giochi tra le lenzuola e fuori. Difficilmente un gigolò entra a far parte di giri illegali e pericolosi, perché è lui il “manager” di se stesso e non è costretto a sottomettersi al volere di nessuno, contrariamente alle squillo che devono rimettersi ai loro protettori anche solo per poter lavorare.

La prostituzione omosessuale maschile

Per le strade o in abitazioni private, ecco i luoghi dove i ragazzi vendono il loro corpo al miglior offerente. Non parliamo più di accompagnatori ma di veri e propri “prostituti” che sui marciapiedi delle città (e non solo) aspettano che qualche macchina accosti. Quasi tutti sono omosessuali o transessuali che vogliono cambiare vita iniziando una nuova esistenza e smettendo di soffrire per la loro condizione di disagio. Spesso il loro intento è quello di guadagnare molto per potersi permettere operazioni dai costi proibitivi che però gli permetterebbero di diventare quello che sentono di essere. I transessuali soprattutto denunciano una situazione di disagio professionale limitante: essendo evidente agli occhi degli altri la loro “diversità” sessuale, gli vengono preclusi alcune posizioni lavorative per i quali sono qualificati e sono quindi costretti a trovare modi alternativi per guadagnarsi da vivere.

Altro sono i ragazzi che sono obbligati, alla stregua delle loro colleghe donne, a prostituirsi per poter vivere: il fenomeno dell’immigrazione ha amplificato le condizioni di vita precarie degli stranieri, che si trovano spesso a vendere il proprio corpo per mantenere le loro famiglie o addirittura anche solo se stessi. Le tariffe sono più basse rispetto a quelle di un accompagnatore per signore e il prezzo varia in base a molti fattori: prestanza fisica, bellezza, ruolo nell’atto sessuale, prestazioni “aggiuntive”. Ognuno di loro, etero o omosessuale, uomo o donna, smetterebbe immediatamente di prostituirsi se ne avesse la possibilità: ciò dimostra ancora una volta l’evidente condizione di malessere che sentono di vivere e il senso di non accettazione sociale che subiscono.

Internet ha contribuito in maniera positiva a far diminuire la prostituzione dalle strade, scongiurando anche la diffusione di figure quali protettori e aguzzini che manovravano le vite dei loro “protetti”. Sono molti i siti di incontri creati proprio per combattere la solitudine sia sessuale che psicologica che nel nuovo millennio rischia di diventare il male più grave; ad avvalersi di questo mezzo non più uomini soli ma anche donne in cerca di compagnia e, chissà, del vero amore. È forse questa una perdita di femminilità del gentil sesso? O fa solo parte di quel fenomeno che vede uniformarsi i ruoli dei due generi in un unico modus vivendi che investirà presto tutte le società avanzate?  

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11/07/2011

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